Nel contesto del Laboratorio di traduzione editoriale avviato dal Liceo Classico-Linguistico Scipione Maffei di Verona, la traduzione da parte di Alina Nicoleta Bamboi e Sara Pedrone di due novelle del periodo edoardiano di Lucy Maud Montgomery imperniate sui concetti di gratitudine, responsabilità personale e superamento dei pregiudizi.
«Povera, povera ragazza!»
«Non vedo perché dovresti compatirla» disse Joyce, senza alzare gli occhi dal ricamo. C’era appena un tremito nella sua voce. Miss Sally la osservò attentamente. «Compatire qualunque donna tanto sciocca da accettare di sposarsi è perfettamente giusto», disse solennemente. «Nessun uomo è degno di fiducia, Joyce, nessun uomo. Sono tutti pronti a spezzare il cuore di una donna fiduciosa, così, tanto per fare. Non permettere mai a nessun uomo di spezzare il tuo. Non acconsentirò mai al tuo matrimonio, perciò non metterti strane idee in testa. Non dovrebbe esserci nessun pericolo, dato che ti ho instillato fin dall’infanzia le idee giuste su questo argomento. Ma le ragazze sono ingenue. Lo so, perché un tempo lo sono stata anch’io».
A cura di Luisa Campedelli.
Lucy Maud Montgomery (1874 – 1942), orfana in tenera età e affidata ai nonni, dopo un’infanzia solitaria si laurea ad Halifax e in parallelo all’attività di insegnante scrive racconti e romanzi. Tra i numerosi che affida a editori e riviste, Anna dai capelli rossi, del 1908, riscuote un successo planetario, e benché la critica coeva tenda a liquidarla come un’autrice per ragazzi, oltre a riconoscimenti come l’Ordine dell’Impero britannico rimarrà a lungo, anche dopo la morte, l’artista canadese più venduta al mondo, con uno spazio nel cuore dei lettori e della cultura internazionale.

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