Una delle novelle più rivelatrici dell’intimità dell’uomo dal fragile destino.
Cosa accade quando un uomo idealizza una donna fino a renderla idolo, ma lei non ha alcuna attitudine o intenzione di diventarlo, e soprattutto lui è un alter ego di Cesare Pavese? «L’accompagnavo nel suo viaggio, intenerito: sedevo con lei, le camminavo al fianco e mormoravo parole; dormivamo accanto. Talvolta vincevo l’orrore dei lenti pomeriggi persuadendomi che tutto era bene; che avevo trovato una donna nuova, intatta nella sua umiliazione. La stessa durezza con cui mi resisteva, aveva per me un valore e una amara dolcezza. Uno smarrito sollievo me lo dava il pensiero che la sua vita più segreta era solitaria e sdegnosa. La sentivo mia eguale».
A cura di Zefiro Mellacqua.
Cesare Pavese nasce a Santo Stefano Belbo il 9 settembre 1908. Si laurea in Lettere, insegna per qualche tempo, poi inizia a tradurre autori inglesi e americani per vari marchi e a collaborare con la casa editrice Einaudi, di cui diventa una delle figure principali. Autore di romanzi, racconti, poesie, saggi, articoli e prose filosofiche, esordisce nel mondo letterario con la silloge Lavorare stanca (1936) presso Parenti, a Firenze, nelle Edizioni di Solaria, e in pochi anni diventa uno dei maggiori intellettuali del Novecento italiano. Muore a Torino, suicida, nel 1950. L’idolo venne scritto dal 4 al 21 agosto 1937.

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