Vangelo secondo Marco

- I fuoriserie

Perché una casa editrice laica decide di presentare la traduzione di un vangelo? Anzitutto per la propria natura di presidio culturale, che abbraccia i molteplici apparati della conoscenza; poi, per le componenti storiche e narrative dell’opera, i contenuti. Subito qualcuno dirà che è un’operazione parziale: i vangeli sono quattro, e andrebbero letti come uno solo, in continuità. E davvero hanno un’affidabilità storica? Entrambe le questioni sono legittime, quindi con una ricerca documentale, antropologica e filosofica, Lorenzo Campanella ragiona sulla vicenda umana e spirituale del più celebre pacifista della storia. «Le distorsioni dei secoli bui e quelle di epoche più recenti hanno gettato sul «manifesto della carità e della misericordia» il dileggio e la sfiducia, ma la polpa del vangelo non risente delle malefatte e degli imbrogli degli uomini. Anzi, il messaggio di Gesù è quanto i poteri forti, due millenni dopo, combattono sempre più duramente: empatia, pacifismo, fratellanza. Gesù gira senza un soldo, sa che il denaro è uno dei cancri dell’umanità. Non impone, suggerisce. Dà una visione rivolta all’armonia, fa immaginare come sarebbe il mondo libero dalla peste del denaro ma pure delle armi, dell’odio, della menzogna, della prepotenza, dei bulli. Non fa il galletto mostrando l’arsenale dei suoi poteri, tranne quando è impietosito o vi è una situazione particolare, e a prescindere rimane discreto, non cerca la vetrina. Incarna l’opposizione al potere incapace di sognare, di volere un mondo equo, sereno: di qui, e non solo, la impressionante attualità della sua figura».

Giovanni Marco non fu né apostolo, né discepolo di Gesù. Lo fu prima di Paolo, poi di Barnaba, in­fine di Pietro, del quale fu interprete in Roma. Figlio di una Maria che aveva una casa a Gerusalemme, nella quale si radunava il nucleo primitivo dei cristiani, arrivò la prima volta nell’Urbe nel 41, al principio del regno dell’imperatore Claudio, e il principe degli apostoli lo chiamò figlio, perché proba­bilmente da lui battezzato; quindi tornò a cooperare con Pao­lo ad Antiochia, Salamina, Panfilia, e almeno fino al 52 gli fu accanto. Dalla partenza di Paolo per la Siria e la Cilicia, di Giovanni Marco si perdono le tracce. Riap­pare di nuovo a Roma, fedelissimo di Pietro, tra il 62 e il 64, ed è allora che ne fissa la predicazione ai romani nel vangelo più antico.

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